Do IT Grotta Giusti (la filosofia – l’esperienza)

La nostra esperienza parte dal presupposto che ogni immersione è unica perché ogni ambiente subacqueo è unico.

Per di più lo stesso luogo di immersione varia a seconda delle condizioni meteo marine, a seconda del momento della giornata in cui si effettua l’immersione, fino ad arrivare allo scopo della immersione, al compagno, alle condizioni psicofisiche personali e tanto altro ancora. Se partiamo da questo principio, che ogni immersione è unica, abbiamo a cascata molteplici considerazioni conseguenti che vengono attivate da questa esperienza.

La prima considerazione è quella di adeguare la preparazione personale e l’attrezzatura per quella unica immersione. Ed ecco qua la nostra filosofia: adeguare secondo quale criterio? Quello del comfort del subacqueo. Per confort intendo la possibilità di essere a proprio agio e comodo sott’acqua in quel preciso ambiente. Quindi chi si fossilizzerà su una particolare tipologia di addestramento e-o di configurazione di attrezzatura avrà da soffrire, più o meno intensamente, durante quella precisa immersione a seconda del grado di corrispondenza della preparazione e dell’equipaggiamento a quella. Quindi una qualità richiesta al nostro subacqueo è l’elasticità mentale. Elasticità mentale significa essere capaci di individuare i precisi fattori di stress che compongono quella particolarissima immersione. I principali fattori di stress sono evidenziati spesso nelle “specialità” che le diverse agenzie didattiche propongono sul mercato. Ad esempio: notturna, orientamento, muta stagna etc Ma scendendo ancora più nel dettaglio, nella ricerca dei fattori di stress specifici, possiamo individuare ad esempio la corrente, la cattiva visibilità, la modalità di entrata e di uscita, fino ad arrivare al compagno di immersione e allo scopo della immersione stessa. L’insieme dei fattori di stress può fornire un indice di difficoltà di quella immersione che non è quindi dato solo dalla profondità a cui si effettua. A questi fattori di stress occorre essere specificatamente addestrati e equipaggiati.

esperienza unicaAnche per una ambiente ritenuto estremo, come può essere quello “ostruito”, si tratta di applicare questo principio di individuazione dei fattori di stress e di farvi fronte con l’addestramento e l’equipaggiamento. Sheck Exley, un grande e compianto cave diver, in un semplice e lucido testo (Basic cave diving, Branfort FL, 1979) individuò i principali fattori di stress della immersione in grotta. Riteniamo fondamentale questo testo sia per i contenuti, che sentiamo vissuti in prima persona, che per il modo di approcciare il problema, che è quello che sto cercando di esporre in questo scritto. L’approccio di apprendimento continuo, di apertura mentale e di umiltà è fondamentale. Se il subacqueo pensa di sapere già e non è disposto ad imparare, ecco che il processo di training non avviene, con conseguente aumento dei rischi di questa esperienza.

A questo punto facciamo una importante distinzione nell’esperienza che si vive. Quando si parla di immersioni in cavità sommerse occorre distinguere tra esplorazione e visita guidata di un ambiente conosciuto. Qui ci interessa solo la seconda modalità; la prima la lasciamo ai grandi esploratori. E’ importantissimo non mescolare concettualmente le due attività che richiedono approcci diversi e incompatibili. Se l’attività di esplorazione è normalmente una attività condotta in solitario (anche se supportata da un team ), l’attività di visita, per definizione prevede un accompagnatore ed un accompagnato. Ognuna di queste figure deve possedere caratteristiche particolari anche se devono sottostare all’altro importante principio di “non effettuare quella precisa immersione con chi può creare problemi”.

Le caratteristiche dell’accompagnatore prevedono, oltre alle competenze generali e alla perfetta conoscenza di quella immersione, la capacità di instaurare un legame di fiducia con l’accompagnato. Per nostra esperienza il metodo migliore riteniamo essere quello del rapporto istruttore/allievo. Quindi il sub che vuole essere accompagnato, anche se ha conoscenze elevatissime di altri luoghi di immersione, deve mettersi nella posizione di umile allievo. In questo modo si troverà in un processo di apprendimento per quella specifica immersione, individuando e preparandosi ai singoli, specifici fattori di stress (fisici, fisiologici e psicologici) e solo a quelli. Chi non vuole ricevere addestramento e quindi ha un approccio mentale tendente al rischio, non può essere accompagnato in sicurezza. Spesso si tratta di arroganti che hanno difficoltà a gestire se stessi, con scarsa formazione, che vorrebbero solo ostentare solo qualche nuova attrezzatura. E’ meglio non immergersi con chi pone molta attenzione alla attrezzatura subacquea e alla configurazione facendo credere all’ inesperto che l’attrezzatura sia la chiave per aprire le porte di cavità sommerse. Dobbiamo preferire chi ha la “mente lucida” e sa rispettare la pianificazione che si è dato. (In Messico ho visto bocciare un allievo che aveva proseguito la penetrazione dopo aver consumato un irrisorio sesto (1/6) d’aria che era stato concordato in fase di pianificazione). Con chi rischia molto è meglio non immergersi è la nostra filosofia! Sicuramente i nostri “accompagnati” sono stati indotti a valutare ogni singolo fattore di stress e hanno ricevuto il messaggio che per immergersi occorre un addestramento specifico, specialmente mentale. Se noi guide subacquee, in tutti questi anni, siamo riusciti a far passare questo messaggio ai nostri accompagnati, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: aumentare la sicurezza con l’appropriato addestramento a quella particolare immersione, senza il quale è meglio non effettuarla.

“el dios quisas te perdona una falla”

Luciano Tanini, Monsummano Terme, agosto 2016